Il Polifemo d’Atacama: aggiornamento su Elt



Avrà un occhio solo, ma sarà il più grande spalancato sul cielo. Nel cuore del deserto di Atacama, in Cile, Elt, l’Extremely Large Telescope dell’Eso, sta prendendo forma con un cantiere che in queste settimane ha superato i tre quarti di completamento. In queste immagini di repertorio sono evidenziati gli avanzamenti dell’ultimo anno e mezzo di lavori.

La cupola, che all’inizio delle riprese mostra ancora lo scheletro d’acciaio a vista, ha ora quasi completato la copertura isolante, pensata per proteggere telescopio e strumenti dal clima estremo del deserto, comprese le rare ma intense piogge.

Con l’installazione dei giganteschi portali, nell’aprile 2025 la cupola di 93 metri di diametro ha raggiunto l’altezza massima prevista di 80 metri. Poco dopo, le porte della cupola si sono mosse per la prima volta.

All’interno, la struttura principale del telescopio, che ospiterà specchi e strumenti, avanza rapidamente: quasi 3500 tonnellate d’acciaio, che sono state recentemente fatte ruotare per la prima volta sul proprio asse verticale.

Vale la pena di sottolineare che l’appalto da 400 milioni di euro per la progettazione e costruzione della cupola e della struttura portante è stato vinto da un consorzio di aziende italiane, a rimarcare l’eccellenza dell’industria nazionale in questo settore. Quando è stato firmato, nel 2016, si trattava del contratto più cospicuo mai assegnato nella storia dell’astronomia da terra e rappresentava più di un quarto del costo complessivo previsto per tutto il telescopio.

Abbiamo visto la situazione in evoluzione al sito Cerro Armazones, nel deserto di Atacama a 3000 metri di altitudine. Nel frattempo, procedono anche i lavori per riempire la preziosa bomboniera, come la costruzione dei primi strumenti scientifici, MICADO e METIS e i test finali sullo specchio deformabile denominato come M4.

Con il suo diametro di 2,4 metri, il quarto elemento del pionieristico sistema ottico a cinque specchi di Elt è il più grande specchio adattivo prodotto fino ad ora e con il maggior numero di attuatori.

Il termine “specchio adattivo” significa che la superficie dello specchio può essere deformata per correggere la turbolenza atmosferica, nonché le vibrazioni della struttura del telescopio indotte dal suo stesso movimento e dal vento.

Sulla superficie posteriore di M4 sono infatti stati applicati più di 5000 magneti, che lo fanno levitare a 100 micron (lo spessore di un foglio di carta) di distanza da altrettanti attuatori che, a seconda dei segnali provenienti da un sistema complicatissimo, deformano i segmenti flessibili di cui è composto, riuscendo a fare aggiustamenti 1000 volte al secondo con estrema precisione.

Come detto, lo specchio non è intero ma composto da segmenti, 6 petali sottili di vetroceramica, in quanto sarebbe stato troppo rischioso avere uno specchio così grande ma spesso solo 2 mm.

Anche questo gioiello di tecnologia è frutto dell’ingegno italiano, in particolare delle due aziende che, in collaborazione con Inaf, oltre un quarto di secolo fa hanno tradotto la tecnologia degli specchi adattivi in un prodotto industriale ormai standard per l’astronomia.

Servizio di Stefano Parisini
Crediti video: Eso – European Southern Observatory, Microgate
Musica AI: American Western Instrumental Music, Donde florece la paz – Ecos de los Andes


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