Come l’ITALIANO conquistò l’EUROPA



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In questo video esploriamo cosa è successo all’italiano tra il Cinquecento e il Settecento: la nascita dell’Accademia della Crusca, il primo grande vocabolario della lingua italiana, la rivoluzione scientifica di Galileo Galilei e la diffusione del melodramma in tutta Europa.

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00:00 Introduzione
02:13 L’Accademia della Crusca (1582)
05:37 Il vocabolario della Crusca (1612)
07:31 I latinismi ortografici e la nuova norma
09:32 Le polemiche sul vocabolario
10:13 Galileo Galilei e la lingua italiana
11:45 La prosa di Galileo: testo originale e versione moderna
13:06 Corso Volti d’Italia
14:05 Il melodramma e la diffusione dell’italiano in Europa
15:41 Pietro Metastasio e l’Accademia dell’Arcadia
16:47 L’italiano nel Settecento: il quadro generale
17:29 Il francese come lingua franca d’Europa
19:05 L’italiano diviso tra letteratura e dialetti
20:25 Il prossimo gigante: Alessandro Manzoni

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20 Comments

  1. Secondo me la Crusca o chi per lei dovrebbe intraprendere una riforma ortografica dell’italiano.
    Ad esempio:

    – Eliminare la lettera Q, che è inutile
    – distinguere con due diverse lettere la C dolce e dura (ad esempio C e K?)
    – idem come sopra per G dolce e dura
    – distinguere con lettere diverse la È e la É, senza ricorrere ad accenti
    – distinguere con lettere diverse la Ò e la Ó
    – Introdurre lettere per i suoni GN e SC
    – eliminare la lettera H, visto che è muta
    – coniare neologismi, stile D’Annunzio, per termini per i quali usiamo forestierismi
    – trascrivere in forma italiana (come le pronunciamo) tutte le parole straniere di uso comune che non si riesce a sostituire con neologismi (ad esempio “compiuter” o “uaifai”, ecc.

  2. Bembo vince la “questione della lingua” nel Cinquecento, ma dal punto di vista della linguistica contemporanea si può dire che sia piuttosto Machiavelli a risultare più vicino alla sensibilità attuale. La sua insistenza sulla lingua naturale, vivente e d’uso appare oggi sorprendentemente moderna. Machiavelli difende il fiorentino contemporaneo come lingua naturale e viva, non superiore perché “pura”, ma perché radicata nell’uso quotidiano e capace di costituire la base del volgare letterario italiano, in continuità con Dante, Petrarca e Boccaccio. In altre parole, la lingua deve essere storica, sì, ma anche dinamica: non un monumento immobile, né una forma cristallizzata in un modello museale, bensì un sistema capace di seguire la natura e l’evoluzione del parlato reale. In questo senso, molta linguistica moderna, con la centralità dell’uso, dei corpora, della variazione diatopica e diastratica e del rapporto tra norma e uso, risulta coerente con la sua impostazione.

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